Storia del movimento Chicano: dalle origini della frontiera fino all’epoca attuale

Quella del movimento Chicano è una storia caratterizzata fin dall’inizio da innumerevoli scontri con il governo statunitense. I primi conflitti tra la dimensione messicana e gli Stati Uniti nacquero durante gli anni quaranta dell’Ottocento quando, sotto la presidenza di James Knox Polk, venne stilato e siglato il Trattato di Guadalupe Hidalgo del 2 febbraio 1848.

Tramite questo accordo il Messico si vedeva costretto a cedere agli Stati Uniti diversi territori tra i quali il Texas, la California, il New Mexico, gran parte dell’Arizona e una ingente parte delle zone del Nevada, dello Utah, del Colorado e del Wyoming; a confermare definitivamente la situazione di confine che si era creata fu il Trattato di Gadsen (noto anche come Trattato de La Mesilla), firmato nel 1853 sotto il governo del generale Antonio López de Santa Ana. Questo secondo Trattato, a differenza del precedente, presentava uno scopo principalmente economico: posto davanti all’esigenza di fare riprendere la propria situazione finanziaria già danneggiata dal precedente conflitto, il Messico scelse di vendere parte dei territori del Nord agli Stati Uniti, permettendo a questi ultimi di avere un nuovo spazio per sviluppare la propria industria, favorire la costruzione di reti ferroviarie e praticare l’attività mineraria.

https://www.albertomassaiu.it/la-guerra-di-mr-polk-e-la-sconosciuta-conquista-militare-del-west/
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Le conseguenze di questi due accordi furono percepite nitidamente da coloro che vivevano nelle terre cedute agli USA: tramite la messa in evidenza di un confine separatore, i cittadini messicani residenti nel Nord del Messico si ritrovarono davanti alla difficile scelta se trasferirsi verso il Sud, rimanendo in ogni caso in territorio messicano, o se intraprendere una nuova esistenza sul suolo statunitense, acquisendo un’altra cittadinanza e vivendo in condizioni completamente diverse. Il rifiuto da parte di molti cittadini di abbandonare la propria terra e il malcontento di coloro che vivevano seguendo le leggi degli Stati Uniti, ma che non vedevano riconosciuti i diritti promessi, condussero alla nascita di nuovi scontri tra la popolazione messicana e le autorità statunitensi che sfociarono in tumulti e proteste anche tramite l’utilizzo di mezzi quali la musica, l’arte e la stampa.

 

Il periodo protagonista di maggiori lotte furono gli anni Sessanta del Novecento, teatro in particolare della nascita del Movimento Chicano. Il termine Chicano, spesso trasposto anche in Xicano, deriva dalla riduzione della parola “Mexicano” e venne utilizzato fino alla fine degli anni Cinquanta per indicare gli immigrati messicani negli Stati Uniti con una connotazione prettamente negativa. Soltanto negli anni Sessanta il termine ha subito una rivalutazione positiva diventando simbolo di una comunità che si autodefiniva chicana politicamente e che si batteva per veder riconosciuti quei diritti e quell’identità negati.

Per utilizzare un termine specifico, introdotto dall’antropologa Gloria E. Anzaldùa, si può affermare che i chicano si trovano fermi in quel limbo che prende il nome di nepantla. La parola nepantla deriva dalla lingua Nahuatl, l’idioma della popolazione azteca, e per utilizzare le parole dell’Anzaldùa stessa: <>1. I chicano si ritrovano così a cavallo tra due dimensioni nettamente diverse l’una dall’altra, con il problema di non sentirsi né abbastanza messicani, né abbastanza statunitensi; vengono etichettati come statunitensi dai loro concittadini messicani, ma parallelamente sono percepiti come messicani dagli statunitensi, e quindi come immigrati.

La presenza dei chicanos si presentava come un qualcosa di particolare già a partire dagli anni 30′ e 40′ del Novecento soprattutto nei territori della California (sudovest), dove si plasmò la subcultura ibrida dei pachucos, ragazzi mexico-americani che, radunati in bande, sfoggiavano un linguaggio ed un abbigliamento diversi da quello dei coetanei statunitensi e che permetteva loro di mantenere salde le proprie origini; fu però il 1969 l’anno in cui la cultura chicana vide la nascita del celebre Plan Espiritual de Aztlan, un manifesto redatto in Colorado e divenuto icona del movimento MECha (Movimento studentesco chicano di Aztlan. Aztlan era l’antico nome usato per indicare la terra d’origine del popolo azteco di lingua nahuatl e viene ripreso in questo frangente proprio per sottolineare la centralità della riscoperta del proprio passato all’interno dei conflitti per il riconoscimento dell’identità.

 

“Brotherhood unites us, and love for our brothers makes us a people whose time has

come and who struggles against the foreigner “gabacho” who exploits our riches and

destroys our culture. With our heart in our hands and our hands in the soil, we declare the independence of our mestizo nation. We are a bronze people with a bronze culture.

Before the world, before all of North America, before all our brothers in the bronze

continent, we are a nation, we are a union of free pueblos, we are Aztlan.”

 

https://www.lanecc.edu/studentlife/mecha
https://www.lanecc.edu/studentlife/mecha

Contemporanemente al MECha sorsero anche altri partiti impegnati sul fronte delle lotte

politiche di resistenza ed autodeterminazione, come per esempio il Civil Right Movement, considerato il capostipite; il partito La Alianza, attivo nella riappropriazione delle terre conquistate; il partito La Cruzada, fondato dal leader Rodolfo Gonzales, il quale ottenne grandi adesioni soprattutto dagli abitanti dei barrios, le zone più povere delle metropoli.

 

É opportuno ricordare però che le differenze non erano presenti solo ed esclusivamente

tra i chicano e gli statunitensi, ma erano rilevabili anche all’interno della dimensione

chicana stessa. Come riporta Patricia Zavella nella sua opera Women’s Work & Chicano

Families: << Regional variation among Chicanos in the United States canbe found in

Spanish accents and vocabulary (for example, the use of sixteenth-century Spanish

among rural northern New Mexicans), recipes and food preferences, folklore, and manner of ethnic identification.>> (Zavella 1987, pp. 14).

 

La lotta dei chicano per i diritti identitari, lavorativi e dell’educazione, assieme alle battaglie femministe in merito alla parità di genere, trovarono sfogo oltre che nella creazione di partiti politici, anche in mezzi divulgativi come l’arte, la stampa e la musica, che contribuirono a plasmare un’immagine dei chicano come individui con le proprie

particolarità culturali e folkloristiche mescolate, talvolta, a quelle del background

statunitense.

 

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